Ecco finalmente giunto il momento di parlare di quello che principalmente mi ha portato fin qua a conoscere l’azienda Pietro Beconcini nel cuore della campagna san miniatese. Signori, in questa azienda viene prodotto l’unico Tempranillo di Toscana.
Vi chiederete certo cosa ci fa un vitigno che siamo abituati ad associare alle zone spagnole Rioja e Duero nel bel mezzo della campagna toscana.
Ecco svelato l’arcano…
Siamo nella metà del 700 sulla via francigena che passava da San Minitato e per tutta la Toscana che collegava la via pellegrina a Roma, e proprio in qualcuno di questi viaggi spirituali alcuni pellegrini devono essersi portati dietro qualche barbatella o seme dalla Spagna. Molti studi eseguiti su questi terreni hanno fatto scoprire che molte viti qua impiantate non sono Malvasia Nera ma bensì il celebratissimo vitigno spagnolo, il Tempranillo. In un video preso da Burde Leonardo spiega meglio la storia di come è arrivato fin qua questo nobile vitigno.





Nella vigna alle Nicchie, dalla quale Leonardo produce l’omonimo cru di Tempranillo “Vigna alle Nicchie”. In questo appezzamento totalmente coltivato a Tempranillo viene ancora studiato dall’università di Firenze questo insolito vitigno e si possono trovare qua ceppi centenari.











Altro appezzamento coltivato a Tempranillo, ma non solo, è quello dal quale viene prodotto l’ iXE, Tempranillo in purezza. La potenza di questo vitigno ormai centenario integratosi perfettamente con il Sangiovese dal quale ha preso le virtù tipiche territoriali diventando così il Tempranillo stesso un vitigno autoctono.





L’ iXe, altro vino prodotto con Tempranillo in purezza, il nome credo meriti due righe di spiegazione.
Leonardo decise di dare il nome iXe a questa bottiglia perché quando ancora le sue piante di Tempranillo erano sotto studio e non sapevamo ancora cosa realmente fossero, da qui il nome al “vitigno X” che ha dato poi il nome alla bottiglia, nel prossimo video Leonardo ci spiega quindi l’ iXe…





Scusate la luce di questo ultimo video, ma il reporter è quello che è :)


A presto ;)

“A metà tra Firenze e Pisa, esiste un luogo che per sue caratteristiche non può essere accomunato né all’una né all’altra zona vitivinicola.
In questo posto, tra argille e conchiglie e sotto l’influenza dei venti di mare, ho scelto di produrre Vini. Utilizzando solo uve nostre, con attenzione maniacale per la cura del vigneto e vinificando con estremo rispetto”.
Siamo a San Miniato e così dice la presentazione dell’azienda Pietro Beconcini che sono andato a trovare Sabato.

Ad aspettarmi c’erano Eva e Leonardo, dei quali dopo l’incontro posso certo dire che l’umanità e la passione per il loro lavoro traspare da tutti i pori, questa è la loro vita, questo è il loro modo di vivere un mestiere che senza una grande passione è impensabile poterlo fare. Arrivato in azienda munito di video camera, e di stivali ho avuto modo di scendere in Vigna con Leonardo, proprietario dell’azienda il quale mi ha spiegato e fatto capire il loro concetto di fare Vino, il modo di interpretare le necessità e le virtù del territorio e soprattutto il modo di vivere la vigna, con umiltà e rispetto.

L’azienda, nata grazie al padre Pietro, anche se già dai tempi del nonno si masticava in questa famiglia la lingua del vino, si può definire una vera bandiera del territorio San Miniatese. La particolarità del terreno e l’intraprendenza di Leonardo stesso lo hanno portato a sperimentare, ricercare ed impiantare cloni di vitigni autoctoni e con molti sacrifici scoprire che in quelle terre esiste e viene vinificato con successo un vitigno proveniente da molto lontano. Questa scoperta di questo vitigno insolito per la zona è stata a dire il vero il motivo per cui sono venuto a trovare Leonardo, e del quale parlerò nel prossimo post- Passando un pomeriggio con lui però ho capito che c’erano altri buoni motivi che avrebbero potuto spingermi a conoscere il personaggio, un grande appassionato di viticultura, un grandissimo conoscitore e posso dire anche studioso di tecniche di vinificazione ed un istancabile amante del lavoro in vigna.

Moltissime cose ho imparato Sabato e per fortuna mi ero munito di video camera altrimenti la mia memoria mi avrebbe sicuramente tradito e non avrei avuto la possbilità di riportare tutto quello che mi è stato pazientemente spiegato.

Vogliatemi scusare se sfrutterò questo incontro per fare più post, ma di cose interessanti Sabato ce ne sono state tante e ci sono un bel pò di cose da scrivere e non vorrei perdermi qualcosa che vi può interessare.
Iniziamo quindi con un video che spiega la zona, la morfologia del territorio e l’azienda Pietro Beconcini.

E come dicono i conduttori televisivi, La linea a Leonardo! ;)





Un terreno pieno di fossili…



Oggi leggendo un post su Vino 24 ho scoperto una cosa che forse vale la pena di scrivere su questo blog.
Beta amirina sintasi, strictosinidina, delta cadinene sintasi. Non è la formula magica detta da un mago ma alcuni nomi dei 415 geni che svelano i segreti dell’Amarone. Due studiosi dell’università di Verona dopo 3 anni di studi e dopo tutti i recenti progressi della ricerca sulle biotecnologie hanno scoperto il genoma della Corvina!

I due studiosi hanno lavorato al sequenziamento del genoma del Pinot nero dentro la Corvina che ha permesso di svelare il mistero dell’appassimento della bacca principe della Valpolicella, che permette a tutti noi di bere il famoso Amarone. Si tratta di una novità assoluta, la Corvina è infatti il primo vitigno autoctono al mondo a cui è stato sequenziato il DNA.

Massimo Delledonne e Mario Pezzotti, i 2 ricercatori del Centro di Genomica Funzionale dell’Università di Verona, hanno scoperto come la bacca di Corvina ha dei geni unici proprio nella fase di appassimento. Dalle sequenze del DNA prelevate (quasi 60 milioni), l’Università di Verona ha assemblato 479 geni fino a oggi sconosciuti alla comunità scientifica.

Oltre a tutto ciò è stata notata una minuscola inserzione che trasforma una sequenza inattiva in Pinot nero in un gene perfettamente funzionante in Corvina, gene che ben rappresenta la peculiare complessità del processo di maturazione di questo vitigno.

La ricerca ha inoltre scoperto che l’appassimento (fase in cui i viticoltori della zona fanno appassire le uve nei fruttai in collina per 3-4 mesi) non consiste in una semplice disidratazione, ma risulta essere un processo biologico molto articolato nel quale si attivano ben 415 geni, incaricati di fronteggiare lo stress di appassimento e di controllare la produzione di aromi responsabili del sapore e del bouquet dell’Amarone. Da qui, alcuni geni specifici conferiscono proprietà e aromi particolari al vino, come quello di liquirizia.

Una nota dolente però pervade questa grandiosa scoperta che aiuterebbe a tutelare questo vitigno, come sempre, La Cina!
La Cina sta facendo raccolta di genomi in giro per il mondo. L’obiettivo è chiaro: decodificare il genoma di un organismo significa comprenderne i segreti più profondi, porre le basi per la ricerca applicata, acquisire un vantaggio tecnologico e conoscitivo formidabile. Secondo i ricercatori, bisognerebbe incrementare l’attività di ricerca presso i centri di eccellenza e successivamente trovare le formule idonee per proteggere il DNA delle nostre tipicità.
Per l’Università di Verona, il business sull’agroalimentare è enorme, e una volta in possesso delle ‘chiavi’ della vita delle nostre produzioni, individuato il microclima ideale e adottato le nostre tecniche di produzione, per la Cina il passo verso la concorrenza diretta fatta con gli stessi prodotti del made in Italy è breve.

Che cosa succederà adesso?

Cina a parte, la ricerca, messa a disposizione del territorio e dei produttori veronesi, apre la strada a un approccio più innovativo nella gestione del prodotto in vigna e in cantina “L’obiettivo” – affermano i due ricercatori – “è consegnare alla realtà produttiva veronese e al suo territorio uno strumento utile per un’attività fondamentale del nostro made in Italy. Con questo strumento, ad esempio, sarà possibile monitorare l’attività del genoma nella sua interazione con l’ambiente e quindi di definire le condizioni ottimali per la coltivazione e la produzione di un’uva di qualità”

Speriamo quindi che riusciremo a difendere il nostro made in Italy e che questa grande scoperta riesca a difendere i nostri prodotti meglio di prima.

A presto ;)

Era da tempo che volevo fare una cena del genere con il mio amico Martino.
Dopo una lunga lotta (durata 10 minuti) per decidere quale ristorante poteva allietarci con buoni piatti ed una bella bottiglia di vino abbiamo optato per Zenzero.
Il locale empolese ci ha sempre dato soddisfazione sotto questo punto di vista grazie allo chef Tommaso Freschi e il sommelier Fabio Tamburini il quale ci ha fatto scivolare nelle segrete del locale e con meraviglia ci ha portato nella cantina in puro stile “Cantina” :) , semplicemente fantastica, il paradiso per un appassionato di vino.
Dopo un arduo confronto tra Grattamacco ‘98 e un Flaccianello della Pieve ’06 ha spuntarla è il terzo!
Syrah Isole e Olena 2003, il quale confessa “Tamba” se lo era dimenticato.
Quindi felici ci facciamo stappare questa bottiglia speranzosi di aver fatto un’ottima scelta.

Stappata la bottiglia e fatto decantare il vino al primo naso si presentava ancora chiuso, il colore tipico del syrah un rubino abbastanza scuro con riflessi ancora violacei faceva trasparire un’eccellente longevità di questo tipo di vino, correttamente aperto in un secondo momento al naso è risultato molto ampio con sentori di frutta rossa tipici in un vino del genere, di pepe espezie varie, sentori animali che hanno tradito l’esame visivo e facendo trasparire quindi una vecchiaia ormai alle spalle.
In bocca dopo l’esame olfattivo e considerando anche la zona di provenienza me lo aspettavo molto potente, invece mi ha sorpreso con la sua freschezza rotondità ma non per la sua potenza, e ineffetti il syrah non è proprio un sinonimo di potenza. La lunghezza in bocca è grandiosa e il suo tannino ormai ben equilibrato grazie all’età ha dimostrato che Isole e Olena oltre ad un buon chianti Classico e il mitico Cepparello ha in tasca un prodotto di grande bevibilità e molto accattivante anche per un pubblico più internazionale e che magari non ha voglia di aspettare qualche anno per degustare un vino pronto.

Quindi complimenti ad Isole e Olena ma anche al mitico Tamba che mi ha fatto scoprire questo vino e che con molta probabilità cercherò per inserirlo nella mia cantina.

A presto ;)

Vini giusti 2010

febbraio 21, 2010

Veramente una grande serata ieri sera da Burde per festeggiare l’anteprima chianti classico e non solo.
Centinaia di persone hanno affollato l’osteria fiorentina della famiglia Gori e oltre 30 produttori hanno dato la possibilità a tutti i presenti di degustare i propri prodotti.
Tra i più quelli che mi hanno maggiormente interessato sono il Chianti Classico Riserva 2006 di La Porta di Vertine, ottimo in bocca con una rotondità prorompente anche se comunque tra qualche anno a mio avviso sarà molto meglio.
Il Campitello Chianti Classico 2006 Riserva, ormai un must ma fa smpre la sua figura.
Dell’azienda Petra interessante è Petra IGT rosso, anche se devo dire che tutta la gamma promossa era di notevole spessore e Vigna del Sorbo di Fontodi.
Azienda degna di nota è l’ormai veterana e vincitrice della scorsa edizione di Vinbledon Salustri Leonardo, con il suo vino Santa Marta, monteccucco sangiovese 2006.

Oltre alle ormai grandi aziende come Silvio Nardi con il suo Brunello, Arnaldo Caprai con il suo Montefalco Rosso 2007, anche se mi aspettavo il Sagrantino hé?! :) Argentiera con il suo Argentiera Bolgheri superiore 2006 e Donnafugata con il mitico Ben Ryé e una discussione su come questo passito di Pantelleria è indubbiamente sopra alle righe e quanto sia sprecato berlo soltanto a fine pasto (è venuto fuori che questo passito praticamente perfetto è sicuramente ottimo da bersi anche alle 5 del pomeriggio con una crostata). Oltre a queste grandi aziende ce ne sono state due che secondo me si meritano la giusta attenzione, Il castello di Monsanto con il suo Fabrizio Bianchi 2006, San Giovese in purezza ancora non del tutto affinato, e mi chiedo quindi se già è così bello sono curioso di assaggiarlo quando sarà pronto.
L’azienda comuqnue che mi ha colpito più di tutte è Pietro Beconcini, di San Miniato dove con un’analisi durata molti anni è stato scoperto che il Tempranillo è un vitigno che nella zona di San Miniato è impiantato da secoli.Leonardo Beconcini spiegando la sua missione di vinificare il tempranillo come un vino autoctono toscano e tirando fuori il vino iXe 100% Tempranillo e Vigna alle Nicchie Tempranilo considerato un cru e vinificato soltanto dopo un appassimento delle uve, utilizzando la tecnica classica dell’amarone, ha dimostrato di avere i numeri per far sì che riesca a continuare la sua missione di rendere la zona San miniatese un consorzio molto particolare. Mi auguro tanto che riesca nel suo intento e da Grappolo Rosso avrà sicuramente il massimo appoggio possibile. Quindi statene certi, risentirete parlare di questa azienda.



Passando poi a Vinbledon grandi sono i vini arrivati alle fasi finali ma il vincitore è solo uno! Chianti Classico riserva i Tre Borri 2006 e qua sopra potete vedere il video e sotto l’etichetta.


Quindi, onore al vincitore e complimenti davvero agli organizzatori, grande manifestazione che dovrebbe essere proposta più spesso perché come detto in qualche post fa, il nostro territorio e ciò che offre è bene proteggerlo e dare la possibilità di conoscerlo.

A presto ;)

Come ormai saprete questa settimana si stà svolgendo alla Stazione Leopolda di Firenze per gli addetti ai lavori l’anteprima chianti classico con le annate 2008 e le riserve 2007 e 2006.
Quest’anno il pensiero è rivolto sempre più alla qualità prezzo che vede da protagonista proprio il consorzio toscano.
Infatti in un’ intervista fatta proprio durante l’evento a Marco Pallanti presidente del consorzio Chianti Classico da parte di Andrea Gori, della quale riportiamo qua sotto il video, il presidente parla di una quasi unicità del territorio toscano nell’avere una qualità così alta con costi abbastanza contenuti.
Nelle altre regioni italiane non è facile trovare una omogeneità così ampia come abbiamo in Toscana sulla qualità.
Inoltre il Presidente amplia la discussione inserendo un’idea, a mio avviso del tutto condivisibile, ovvero l’idea di rendere il chianti classico un Cru, che permetta così l’ulteriore valorizzazione del territorio e delle uve autoctone.

Sono stati degustati molti Chianti in questa settimana e dei quali inserisco un link ad Intravino per visualizzare le varie degustazioni fatte e i vari punteggi che sono stati assegnati.



Bhé, per noi che di questo evento possiamo soltanto scriverne o leggerne vi rinnovo l’appuntamento a Sabato da Burde, per giudicare insieme le annate e partecipare a Vinbledon!

A presto… ;)

Molti di voi già conosceranno questa leggenda, ma data la settimana importante per il Chianti credo sia giusto fare un cenno storico a quello che è diventato il simbolo di questo consorzio, il gallo nero.
Si racconta che al tempo delle lotte medievali tra Firenze e Siena da sempre in guerra per il possesso territoriale toscano ed entrambe stanche di battaglie sanguinose, decidessero di regolare il conto con una singolare sfida.
Decisero infatti di affidare la decisione del confine tra le due città con una prova tra due cavalieri, uno di Firenze e l’altro di Siena. Il confine sarebbe stato fissato nel punto in cui i due cavalieri si fossero incontrati partendo all’alba dalle rispettive città, al canto di un gallo in un determinato giorno.

I senesi scelsero un gallo bianco e lo trattarono come un re dandogli da mangiare e riservandogli ogni tipo di attenzione.

Firenze invece scelse un gallo nero che non facevano mai mangiare e lo tenevano chiuso in un gabbiotto. Il giorno della prova, il gallo dal piumaggio nero, preso dai morsi della fame iniziò a cantare molto prima dell’alba e il cavaliere fiorentino salì a cavallo e comincio a galoppare verso la città nemica. Il cavaliere Senese invece dovette aspettare ancora molto prima che il suo gallo sazio iniziasse a cantare e quindi a salire sul cavallo e galoppare verso Firenze.








Avete indovinato il risultato dell’avvincente storia?
I due cavalieri si incontrarono a 12 Km dalle mura di Siena, nei pressi di Fonterutoli in Castellina in Chianti. Così, stando alla tradizione, da quel giorno il Chianti appartiene a Firenze.
Quanto al gallo nero, da allora divenne il simbolo della storica Lega del Chianti (così come lo stemma di Castellina). Lo scelse poi ovviamente il Consorzio del Chianti classico nel 1924 come proprio marchio di tutela e del quale abbiamo la prova nella piazza di Greve.


Finalmente un’iniziativa interessante aperta al pubblico nella zona Fiorentina!
Sembra impossibile che una delle zone maggiormente gettonate per il turismo enogastronomico non sia colma di eventi che permettono facilmente l’avvicinamento a questa cultura.

Interessante questa volta l’evento organizzato ormai da qualche anno dal grande Guido Ricciarelli “Vini Giusti” che questa volta è ospitato dal nostro sommelier 2.0 Andrea Gori e dalla sua trattoria di famiglia “Da Burde”.

Andrea Gori, che potete seguire sul suo blog vinodaburde dove racconta tutte le sue degustazioni e le sue avventure enogastronomiche, insieme a Guido Ricciarelli, sono tra i pochi che continuano inperterriti nella volontà di condividere e far conoscere il piacere della scoperta enogastronomica per un progetto non tanto turistico ma locale.
Si perché parliamoci chiaro la Toscana e il patrimonio che ci troviamo deve essere amato, goduto e conosciuto prima di tutto da chi la vive quotidianamente e dato che a tutti piace mangiare e bere bene certi eventi dovrebbero essere ripetuti anche da molti altri ancora.

Vini Giusti può essere considerato un evento del tutto Social, e dati i momenti forse ce n’è veramente bisogno. L’evento viene organizzato ogni anno e si tratta di un gioco al quale tutti possono partecipare, presentandosi semplicemente Sabato 20 Febbraio alla trattoria da Burde muniti di un bicchiere e tanta voglia di divertirsi e avere la possibilità di analizzare oltre 110 vini appena presentati all’anteprima Toscana, insieme a Guido Ricciarelli e 32 cantine toscane e italiane.
Il tema quanto mai di attualità sarà proprio il giusto prezzo del vino e la qualità possibile da ottenere oggi in italia rimanendo con prezzi accessibili a tutti.

Vi elenco qua sotto alcune delle aziende che forniranno i loro vini:
Toscana: Guicciardini Strozzi, Le Berne, Salcheto, Marchesi Antinori, Castello di Monsanto, Il Borghetto, La Porta di Vertine, Le Berne, Monteraponi, Tenute Silvio Nardi, Panizzi, Petra, Salcheto…
Italia: Venica e Venica (Friuli Venezia Giulia), Donnafugata (Sicilia),Tramin (Alto Adige), Tenute Alfonso Spada (Campania), Arnaldo Caprai (Umbria)

Come gli scorsi anni, verrà organizzato un VinBledon con una gara ad eliminazione diretta tra 32 vini per defnire il Vino Giusto 2010 (nel 2009 vinse Salustri con il Santa Marta, del quale vi propongo qua sotto il video, mentre nel 2008 il vincitore fu Dei con il loro Nobile di Montepulciano)

Che dire di più, l’orario di degustazione sarà dalle 17 alle 22:30, 10 Euro l’ingresso con bicchiere, 35 euro se desiderate anche la cena (25 cena + 10 vino). E’ graditissima la prenotazione per la cena.

Detto questo posso dirvi solo che io Sabato 20 Febbraio alle 17.00 sarò da Burde e voi?

Ah dimenticavo l’indirizzo:
Via Pistoiese 6/R Firenze
Tel. 055 317206

A presto ;)

Ed eccoci qua, finalmente ci siamo!
Da molto tempo ci stavo pensando e finalmente ho avuto il coraggio di registrare grappolo rosso.
Questo sarà il mio blog dove parlerò di una delle mie più grandi passioni, il vino.
Parlerò del nettare divino e di persone che vivono o parlano di esso.
In questo percorso che spero intraprenderemo insieme avremo modo di conoscerci meglio e di capire ciò che gira intorno ad un prodotto ormai diventato patrimonio del nostro territorio e di chi ha la fortuna di lavorare in questo settore seguendo principalmente una propria passione.
In quanto Toscano, il primo post di questo blog lo dedico al prodotto d’eccellenza della mia regione, il Brunello, analizzando una recensione di James Suckling uscita sull’ultimo mese della rivista Wine Spectator dove vengono messe a confronto due annate considerate storiche per il Brunello e come scoprirete leggendo qua sotto quanto un’annata come il ’99 possa risorgere dall’ombra dello storico ’97.
A tutti mando un forte benvenuto su questo nuovo blog e vi auguro una buona lettura e la possibilità di confrontarci presto sugli articoli che usciranno prossimamente e magari collaborare per rendere questo blog più interessante.
Buona lettura ;)

Nell’ ultimo numero di Wine Spectator James Suckling, il senior editor della rivista di settore più importante a livello mondiale e che attualmente vive in Toscana nei pressi di Montalcino mette a confronto proprio il Brunello di due annate particolarmente eccellenti, il ’97 annata ormai storica ed il ’99. Quest’ultimo nel corso degli anni passati ha vissuto nell’ombra del leggendario ’97 il quale si è evidenziato particolarmente grazie al suo equilibrio ed eleganza in bocca. Il Brunello ’99 invece si è rivelato essere nel tempo un vino estremamente potente. In generale, evidenzia Suckling nel suo articolo, del ’99 colpisce particolarmente la sua potenza in bocca e le sue essenze di frutto maturo e tabacco, valori questi che non sono cambiati affatto dalle sue ultime degustazioni mirate fatte nel 2004 e 2005, quindi sintomo di una forte longevità di questa annata che permette di conquistare nuovamente, secondo Suckling, un rating di 97/100.

L’articolo continua poi con la valutazione di Giancarlo Pacenti, proprietario dell’ azienda (Siro Pacenti), il quale ribadisce il concetto di potenza e di forza tanninica che il ’99 porta con se a differenza del più equilibrato ed elegante ’97.
Della stessa opinione è Gioia Cresti, enologa e proprietaria della tenuta di famiglia “Carpineta Fontalpino” che elogia nuovamente, qualora non bastasse, le due annate evidenziando ancora l’estrema eleganza della storica annata contro la potenza della più giovane.
Suckling conclude poi l’articolo facendo una classifica dei ’99 ai quali ha dato il voto più alto che riporto qua sotto:

Eredi Fuligni Brunello di Montalcino Riserva 1999 99/100

Fanti Brunello di Montalcino 1999 98/100

Casanova di Neri Brunello di Montalcino Cerretalto 1999 97/100

Marchesi de’ Frescobaldi Brunello di Montalcino Castelgiocondo Ripe al Convento Riserva 1999 97/100

Casanova di Neri Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 1999 96/100

Ammetto la mia ignoranza nel non conoscere il primo indicato da Suckling (Eredi Fuligni) che purtroppo non sono mai riuscito ad assaggiarlo ma posso dire che gli altri sono veramente eccellenti anche se non tutti sono riuscito ad assaggiare proprio l’annata in questione.
Inserisco quindi qua sotto anche la mia personalissima classifica di quella annatta, purtroppo non ho mai avuto la possibilità di fare un’anlisi come Suckling e non mi posso permettere di fare una degustazione di oltre 20 Brunello della solita annata in una volta sola, quindi vogliate scusarmi se apro il mio personale quaderno del vino e vi elenco i ’99 che ho avuto la fortuna di bere negli anni ed elencarvi qua sotto la mia personalissima classifica con qualche appunto personale di fianco:

Casanova di Neri Brunello di Montalcino Cerretalto 1999; Me ne sono innamorato ad una degustazione al vinitaly due anni fa e dal quel momento lo ribevo sempre molto volentieri

Silvio Nardi Brunello di Montalcino Manachiara 1999; Grande Brunello e soprattutto grande qualità prezzo

Mastrojanni Brunello di Montalcino Schiena d’ Asino 1999; Bevvi questo vino per la prima volta alle 100 Cantine di Greve e ne rimasi subito piacevolmente colpito

Siro Pacenti Brunello di Montalcino 1999; Veramente un ottimo prodotto anche se ho riscontrato purtroppo che quest’anno il prezzo, già alto, è lievitato ancora.

Il Poggione Brunello di Montalcino Riserva 1999; Sta risquotendo veramente tutto il successo che si merita.

Come avrete notato non mi sono sentito di inserire il mio voto in centesimi in quanto prima di tutto non mi sento un professionista del settore ma soltanto un amante del buon nettare, poi perché non credo sia molto giusto dare un rating ad una bottiglia di vino, io credo che ogni bottiglia faccia storia a se, può essere migliore o peggiore ma non necessariamente può piacere più di un’ altra soltanto perché più buona, spesso è anche con chi lo bevi, i ricordi che ti lascia che spesso fanno la storia personale di un vino.
E voi? avete una vostra classifica personalissima di Brunello di Montalcino?
se sì, allora lasciatevi andare su due righe in questo post con la vostra super classifica a punti o non :)

A presto.

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